«Vabbe' che l' Italia è il Paese del trasformismo ma tutto ha un limite», sbottò Berlusconi all' idea che Dini voltasse gabbana. Gli amici di destra, però, si rilassino: la frase non è di ieri. E il Cavaliere non ce l' aveva, ovvio, con il «Lambertow» che ieri è accorso nel nuovo Pdl passando dopo 12 anni da sinistra a destra, ma con il «Lambertow» che passò da destra a sinistra. Si sa: chi se ne va è un ributtante opportunista, chi arriva un amato figliol prodigo. È la politica, baby. Certo, a sinistra c' è chi dirà che solo una manciata di settimane fa l' ex ministro degli esteri di Prodi, D' Alema e Amato aveva fondato il suo movimento liberaldemocratico spiegando che si collocava «naturalmente nel centrosinistra».
Berlusconi su Dini:
E chi ricorderà come lo stesso Cavaliere avesse a suo tempo marchiato Dini come «il maggiordomo di Scalfaro» che mascherava «il governo dei comunisti».
Su Francesco D'Onofrio:
Francesco D' Onofrio «un ermafrodito» sulla via di diventare «transessuale».
Su Umberto Bossi:
Umberto Bossi un burattino in mano alle sinistre.
Su Gianfranco Fini:
Gianfranco Fini «il ventriloquo di D' Alema».
Dimentichiamo il passato
Il perdono ad Alessandra Mussolini:
Alessandra Mussolini accusò Berlusconi di averla «accoltellata nella schiena» e piantò in asso Fini fondando un partitino suo («Ha osato definire il fascismo, cioè mio nonno, male assoluto!») irridendo agli ex camerati «neo-democristiani che scodinzolano davanti alla porta del Ppe per un lasciapassare nel salotto buono». Ieri, contrordine camerati: «Va reso merito a Berlusconi e Fini dello sforzo per tentare di dare corpo e sostanza a qualcosa che sembrava un sogno irrealizzabile, ora vicino a diventare realtà». E gli scodinzolanti del Ppe? Boh... Il Cavaliere sorride.
Il perdono a Umberto Bossi:
Ai tempi in cui il leader della Lega lo chiamava «Berluscaz», Fini confidò: «Silvio odia Umberto con tutto il cuore, io non so odiare quanto odia lui». Deciso a vincere, però, si fece davvero concavo e convesso: «Per tornare con Bossi abbiamo dovuto gettarci dietro le spalle tante frasi spiacevoli. Solo io con lui avevo 18 cause giudiziarie». Si è quindi gettato alle spalle appellativi come «suino Napoleon» o «cornuto delinquente».
Il perdono a Gianfranco Fini:
È vero, dovranno ammettere entrambi che il passaggio dalla rissa all' abbraccio è stato svelto. Solo due mesi fa, come ricordava giorni fa Francesco Storace (seguito ieri da Teodoro Buontempo, che ha messo in guardia il Cavaliere dal fidarsi «dei cavalli di Troia che aspettano solo di indebolire la coalizione») la decisione di Sua Emittenza di salire sul predellino della macchina per tenere il «proclama di San Babila» annunciando la nascita del nuovo partito, era stata accolta dal leader di An con irritazione: «Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quello che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi». E giorno dopo giorno la collera era sembrata montare, fino a fargli dire: «Io sono il presidente di Alleanza nazionale, non una pecora». Traduzione: non entro nel gregge di nessuno. Va da sé che, plaudito alla pace rapidamente fatta dopo la caduta di Prodi, anche i tifosi dell' idea di una lista comune si sarebbero aspettati che l' annuncio di un accordo venisse dato questa volta insieme. Tutti e due. Alla pari, o quasi. Macché. Il Cavaliere non solo è salito su un secondo predellino, quello della trasmissione Panorama del giorno condotta da Maurizio Belpietro su Canale 5, ma ha dato lui la notizia anche del consenso dell' amico Gianfranco. Al quale non ha lasciato che il compito di assentire: «Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al popolo delle libertà un' unica voce in Parlamento...».
Fonte: Pagina 1-3, Corriere della Sera, 9 febbraio 2008
Lamberto e gli altri: Silvio perdona tutti
giovedì 14 febbraio 2008Pubblicato da stendicino alle 14:40
Etichette: elezioni 2008, la nuova politica
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